Castelli Giovanni Paolo detto Lo Spadino – Natura morta

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Giovanni Paolo Castelli detto Lo Spadino   

(Roma, 1659 – 1730)

Natura morta

olio su tela, cm 50 x 70

Descrizione

Notizie storico – critiche: l’opera è stata attribuita da Giancarlo Sestieri a Giovanni Paolo Castelli detto “Lo Spadino”, sulla base di affinità tematiche, tipologiche e stilistiche, come le foglie dei viticci, la tornitura e la resa cromatica delle pesche: nel dipinto, gli elementi sono posti in un ordine apparentemente casuale su un ripiano di roccia posto all’esterno ma, di fatto, rispondono a un calibrato ritmo compositivo.

Specialista di nature morte, fu fortemente influenzato dai modi di Abraham Brueghel: non è forse casuale che Lo Spadino abitò vicino al maestro fiammingo negli anni 1671 – 74, fondamentali nella sua formazione nell’Urbe.

Secondo Sestieri, nell’opera in questione è rilevabile una stretta parentela con i modi di Brueghel nella generale impostazione sia interpretativa che espositiva, con strette riprese formali di alcuni elementi quali grappoli d’uva da altre opere di Brueghel con analoghe composizioni.

In generale, Castelli rielabora la tradizione della natura morta con estrema semplicità, senza cadere né nel realismo troppo intimo né nella ricerca insolita. Scorci di paesaggio illuminano e arricchiscono la composizione senza però ampliarne lo spazio. Dall’altra parte, la trasparenza ora dei vetri, ora di particolari come i chicchi d’uva simboleggia quasi la fragilità della ricchezza e dell’uomo, mentre la presenza di un frutto aperto ne richiama la caducità. La libertà compositiva si ritrova anche nella scelta di accatastare fiori, frutta e oggetti in mucchi un po’ confusi, quasi con noncuranza, che riflette un riconoscimento istintivo e sensuale della bellezza naturale.

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